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Il Grissino: la sua storia e curiosità

Il Grissino: la sua storia e curiosità

Il nome Grissino deriva dalla parola piemontese "ghersa", che indica il classico pane della tradizione di forma allungata.

La nascita di questa tipicità torinese è strettamente correlata alla sua storia. Si narra che il piccolo Vittorio Amedeo Francesco di Savoia (1666-1732), futuro re, fosse particolarmente cagionevole e che avesse difficoltà a digerire la mollica di pane. Il medico curante del futuro Vittorio Amedeo II tal Dottor Pecchio di Lanzo quando l'infante aveva due anni (1668) chiese al fornaio Antonio Brunero di produrre un pane leggero e maggiormente digeribile. Il brunero pensò bene di modificare il pane in uso nel tempo (la "ghersa") riducendone la mollica tirandola e assottigliandola sino a farla diventare un bastoncino ben cotto con crosta croccante e pochissima acqua.

Fu un naturale denominarlo Ghersin ovvero piccola ghersa.

Vi è poi una seconda meno e menoaffascinante spiegazione sull'origine. Pare che nella seconda metà del 1300, quando il si vendeva a unità e non a peso, a causa dell'inflazione che colpì il piemonte la "grissia" (la forma di pane tipica) divenne sempre più leggera e sottile tanto da diventare "gherssin" (piccolo pane).

Metodo di lavorazione:

Prevedeva l'intervento di quattro panificatori. Lo Stiror (colui che stira), il Tajor (colui che taglia), il Coureur colui che mette) e il Gavor (colui che toglie). Lo stiror stirava l'impasto, il tajor riduceva a pasta, dopo la manipolazione del primo, in pezzi di circa 3 cm. Il Coureur poneva i bastoni su una paletta lunga e stretta e li introduceva nel forno piemontese (funzionante con legna di pioppo). Il gavor come ultimo aveva il compito di estrarre i bastoni dal forno e spezzarli in due.
La forma più antica e tradizionale del grissino è il "rubatà". E' lungo 50/70 cm fino a 80 cm. Lavorato a mano dall'impasto pertanto nodoso si chiama così perchè il termine significa rotolato. Il rubatà di Chieri (comune confinante a Torino) è incluso nella lista dei prodotti agroalimentari tradizionali Italiani del ministero delle politiche agricole alimentari e forestali.
Il tipo di lavorazione permise, già a partire dal XVIII secolo, la produzione meccanizzata.

Questo "pane di sola crosta" si riduce con solo farina 00, acqua, lievito e sale. Recentemente vengono commercializzati i prodotti denominati "grissini all'olio d'oliva, all'acqua, morbidi (grasso animali aggiunti) limitandone la durata.
Grissini aromatizzati ad esempio con sesamo, finocchio, peperoncino, rosmarino, zafferano, cumino e altri.
Grissini con noci, olive, tartufo ecc. fino ad arrivare alle varianti dolci con il cioccolato con zuccherini o caramellati (personalmente a questi ultimi noi consigliamo qualche rubatà e un paio di quadretti di cioccolato fondente). Si possono produrre grissini utilizzando, anzichè farina 00, farina integrale, grano saraceno, kamut, farro, crusca, mais e riso.
Da segnalare la produzione di grissini senza glutine per celiaci.

Ricetta:
Il grissino in breve tempo dalla sua invenzione diventò l'ingrediente base della supa barbetta. Piatto tipico della cucina valdese in Piemonte dove questo bastoncino croccante andò a sostituire il pane raffermo usato precedentemente.
Supa Barbetta ingredienti (4 persone): 500 gr di grissini, 1 litro di brodo di carne, 100 gr di toma, 50 ml salsa pomodoro, pepe, cannella, chiodi di garofano.
Distribuire a strati irrorando mano a mano che il tutto cuoce per circa 1 ora alla fine spolverare con abbondante grana padano.

Curiosità storiche:
Il grissinodiventò rapidamente ospite di tutte le tavole sia modeste che nobiliari.
-La principessa Maria Felicita di Savoia (1730-1801) amava così tanto il nuovo pane da essere nota come la "principessa del grissino".
-Il Re Carlo Felice li mangiava perfino a teatro tanto che Massimo D'Azelio lo ritrasse in cotal modo "con destrezza inghiottiva tenendoli per unode' capi con due dita e stritlando l'altro presto presto con i denti".
-Nella Francia di Luigi XIV si tentò di imitarlo, facenado arrivare a Parigi due artigiani Torinesi, ma l'acqua della Senna e l'aria non erano buone come quelle di Torino e risultati furono modesti.
-Napoleone Bonaparte affascinato dal sapore del grissino Torinese organizzò trasporti periodici tra Torino e Parigi onde averne sempre freschi definendoli "le petits batons de Turin elegants et savoreux".
-Maria Luisa d'Austria invece li spezzettava nel brodo.
Pare che, nella sua amata reggia di Venaria, Vittorio Amedeo II si aggiri tra i saloni accompagnandosi con un cesto dei suoi cari grissini.

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